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Manuale di sopravvivenza per UX designer, Matteo Di Pascale

Manuale di sopravvivenza per ux designer, Matteo Di Pasquale

L’ux design progetta prodotti digitali soddisfacenti per gli utenti. Come? Secondo poche e importanti linee guida, spiegate in Manuale di sopravvivenza per UX designer, di Matteo Di Pasquale.

Troverai sempre più spesso, in questo blog, l’espressione user experience. L’usabilità è un concetto che noi web copywriter, designer, web developer e social media manager dobbiamo assimilare. Ed è il perno attorno al quale si sviluppa la trattazione contenuta in Manuale di sopravvivenza per UX designer, di Matteo Di Pascale, di cui ti parlo nel blog post di oggi.

Manuale di sopravvivenza per UX designer

Come ho accennato, quando si opera nel contesto digitale si fanno sempre i conti con l’usabilità dei siti web e delle applicazioni. Dobbiamo declinarla, adattarla tutte le volte in cui ci chiediamo cosa sia giusto fare per il nostro cliente e per il suo pubblico.

Manuale di sopravvivenza per UX designer illustra i principi fondamentali della progettazione di un sito web o di un’applicazione, con un particolare occhio di riguardo per la user exsperience. Definisce la cornice logica entro la quale va inserito un progetto, presentato, poi, in una specifica veste grafica e comunicato all’utente con un determinato tone of voice.

Si tratta di un manuale per chi si occupa di progettazione e design, sebbene sottolinei in modo chiaro la differenza tra l’ux design e la user interface. Esprimendolo in toni un po’ grezzi, l’ux design definisce come l’app (sito web, landing page) funziona e viene usata dall’utente, mentre la user interface ne disegna l’abito.

Il libro è chiaro anche su questo: possiamo distinguere ux designer e ui designer, ma spesso le due figure professionali coesistono nel medesimo soggetto (noi che lavoriamo nel digitale sappiamo che questo genere di situazione è diffusa).

Potresti trovare interessante leggere anche la user experience del sito web di Caudalie.

Come l’ux writing si inserisce in tutto ciò? Be’, il copywriting non rientra nel focus del manuale e mi sembra abbastanza logico: lo scopo del libro è spiegare cosa fa un designer, dal momento in cui riceve il brief del cliente fino a quando il progetto è online. La mia deduzione logica è che nelle realtà molto strutturate l’ux writer c’è e completa il progetto. Potrebbe darsi che in altri contesti egli/ella non ci sia e che una sola figura debba occuparsi dei testi.

Perché leggere il Manuale di sopravvivenza per UX designer

Manuale di sopravvivenza per UX designer è un testo piuttosto semplice, soprattutto per chi già ha familiarità con il marketing. Può essere d’aiuto principalmente a due categorie di persone: chi vuole avvicinarsi al design per la prima volta e chi vuole fare un balzo in avanti in questo ambito. Ciò è anche segnalato in modo esplicito dall’autore stesso, ragion per cui non posso che dare conferma.

Perché da web copywriter ho letto il manuale, allora? Perché mi sembra doveroso (e molto allettante) avvicinarmi all’ux writing: l’usabilità pervade tutto ciò che utilizziamo in formato digitale.

Ho scritto tante pagine di siti web, realizzato i testi di landing page, steso centinaia di blog post. Non credo che la mia esperienza possa fermarsi qui, sento la forte esigenza di evolvermi. Il futuro è (anche) della user experience e, dopo aver tanto navigato, dopo aver visto innumerevoli porcherie, credo che ci sarà parecchio da lavorare.

Bruna, ma tu hai detto che il manuale è destinato ai designer e tu non sei una designer!

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia: se progettazione, grafica e copy devono sposarsi, per permettere all’utente di vivere un’esperienza soddisfacente con il prodotto digitale, allora devo conoscere il mio sposo!

Parliamo tanto (forse troppo) di specializzazione, ma spesso perdiamo il senso della visione d’insieme. Se dovessi leggere Manuale di sopravvivenza per UX designer, presto ti accorgerai che:

  • ogni progetto si fonda su strategie;
  • i principi base del marketing sono l’abc;
  • bisogna essere SMART, sempre;
  • le cose funzionano solo se fai test.

Be’, è come se avessi fatto la scoperta dell’acqua calda, ma il più delle volte dimentichiamo le cose banali con facilità, quindi commettiamo errori sciocchi.

Dalla mia prospettiva, l’aspetto più affascinante del lavoro dell’ux designer consiste nell’insieme delle attività da svolgere prima che si metta mano alla grafica: definire obiettivi, effettuare ricerche, individuare le user personas, immaginare user story e disegnare i flussi.

In altre parole, viene immaginato un lungo viaggio – customer journey: ti ricorda qualcosa? – e le parole (i testi) ne esplicitano le tappe fondamentali. L’ux writing, dunque, accompagna l’utente in questo viaggio, affinché non sbagli, anche quando il percorso è semplice in apparenza.

Sono profondamente entusiasta!

Bruna Athena

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