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Ultima Esperanza. Nel cuore della Patagonia selvaggia, Paolo Ferruccio Cuniberti

Oggi desidero parlarti di Ultima Esperanza. Nel cuore della Patagonia selvaggia, libro di Paolo Ferruccio Cuniberti pubblicato dalla casa editrice italo-cilena Edicola Ediciones. Ah, la Patagonia! Cos’è? L’ultima propaggine del Sud del mondo compresa tra Cile e Argentina, uno dei luoghi prediletti del viaggiatore appassionato di scenari naturalistici estremi. Le cime ghiacciate di Torres del Paine sono tra i siti più fotografati (e instagrammabili) della regione, per altro molto estesa.

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Ultima Esperanza è senza dubbio un racconto di viaggio, ma di un viaggio che non ha molto a che vedere con la nostra attuale concezione sia del viaggio stesso sia della Patagonia cilena. Nel nostro immaginario, questa regione è un sogno, un desiderio: un itinerario da preparare, un volo o un tour da prenotare, luoghi da fotografare, tanti soldi da spendere. Niente c’è di tutto ciò in questo libro, che consiglio al lettore curioso di conoscere quel che la Patagonia è stata un tempo, nel tempo in cui davvero era inesplorata e apparentemente inaccessibile.

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Ultima Esperanza: le avventure di Federico Sacco

Ultima Esperanza è un libro che si legge con un senso di grande curiosità e di attesa, talvolta con tensione. Le avventure di Federico Sacco, veterinario e studioso piemontese dell’immediato post Unità, iniziano dal momento dell’imbarco per il Cile: una costellazione di persone/personaggi lo accompagna nelle lunghe giornate in nave e diventa quanto mai evidente che la Patagonia assume tante connotazioni per quante sono le teste che la pensano. Per qualcuno è un terra da difendere fianco a fianco ai patagonici, per altri è solo una terra per creare allevamenti o un luogo da evangelizzare. Per Federico è una meta sconosciuta di studio e di cui scoprire ogni singola forma di vita. Sbarcato, il giovane studioso piemontese lascia i suoi compagni di viaggio per ritrovarli più avanti e di nuovo perderli, fino ad approdare nella provincia di Ultima Esperanza. Qui, messo a dura prova dalla solitudine e dalla scarsità di mezzi, decide di costruire il proprio rifugio per affrontare l’estate patagonica ed esplorare la regione. Arriva addirittura a sposare una giovanissima patagonica, che vorrebbe portare con sé in Italia, ma la narrazione (di fantasia) di Paolo Ferruccio Cuniberti si chiude improvvisamente lasciando al lettore il compito di figurarsi una conclusione dell’avventura di Federico Sacco.

Come ho già accennato poco sopra, Ultima Esperanza è un libro da cui non ci si deve aspettare una descrizione della Patagonia di oggi. Il viaggio di Federico Sacco avviene nel corso degli ultimi decenni dell’Ottocento, quando ormai il Sud America ha il suo assetto politico tutto sommato abbastanza definito e l’uomo bianco pensa di potersi appropriare anche di una regione così difficile come la Patagonia.

Il quadro della situazione è chiaro: dalla lettura del diario di Sacco si evince che il contrasto tra europei, coloni e nativi è più vivo e acceso che mai. La storia è sempre la stessa, in fin dei conti. Quel che Ultima Esperanza fa è darti la possibilità di immaginare i fiordi, le montagne, le pampas e le foreste ancora incontaminate, misteriose, lontanissime dagli scenari di sottofondo dei selfie da influncer su Instagram.

E benché il romanzo si concluda con uno dei più classici finali aperti, ciò non toglie valore a un racconto che riesce a tenere sulle spine: l’ultima speranza del lettore è che succeda qualcosa, alla fine. Sorprendentemente qualcosa succede, ma non è definitivo: ci troviamo di fronte a un orizzonte ampio di possibilità. Federico Sacco tornerà a casa o resterà per sempre in Patagonia? Su tutto questo abbiamo la libertà di fantasticare, per quel che riguarda il resto non possiamo che “ricordare” il tempo in cui la Patagonia era sinonimo di libertà e selvaticità assolute. A presto e buona lettura,

Bruna Athena

 

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