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Le viaggio sventure: prima o poi la sventura colpisce!

le viaggio sventure

Ciao carissimi viaggiatori del web! Ho voluto partecipare all’iniziativa di Simone del blog The World Passenger e diffondere in rete le mie disavventure da viaggio. Ammettiamolo, a tutti ne è capitata una. Sì, ammettilo anche tu: è inutile che fai credere che non sia così, che hai avuto sempre culo: prima o poi la sventura colpisce! L’importante è che poi tutto volga al meglio. Ora racconto le mie piccole sventure in giro per l’Italia e l’Europa: fatti due risate! Cominciamo, ecco #LeViaggioSventure di Bruna Athena

In Sicilia fa caldo e non piove mai: tranne quando ci vado io

Per essere onesti, a Catania è andato tutto a meraviglia: sole e caldo assolutamente sopportabile. Era la seconda volta che atterravo in terra sicula, perché la mia prima volta in questa meravigliosa regione era stata quasi un anno prima. Decisi di regalare al mio moroso, nato in settembre, un weekend a Palermo. Il regalo fu molto apprezzato, volammo verso Palermo intorno alla terza settimana di settembre felici come una pasqua e, in particolar modo, la sottoscritta partì del tutto priva di capi d’abbigliamento adeguati per affrontare piogge monsoniche.

Già! In Sicilia non piove mai, c’è sempre sole e fa sempre caldo. Non quella volta! Vedere le previsioni meteo no? No! Perché io ero assolutamente sicura che avremmo trovato il bel tempo e il modo di fare un tuffo a mare. Per prima cosa dovetti fermarmi a comprare un paio di maglie a maniche lunghe per la sera. Fin qui tutto ok, visto che il fresco serale non mi dispiace di solito. Mi dispiacque molto l’acquazzone che buscammo la sera, per andare a cena. Prima di uscire pioveva, ma moderatamente. Dovevamo raggiungere un ristorante distante nemmeno 100 metri dal nostro hotel, ma ci venne la geniale idea di fare il giro lungo, per passeggiare un po’.

Per passeggiare quel tanto che bastasse per entrare nel ristorante come due polipetti affogati. Avevamo persino le mutande bagnate e non sto affatto esagerando.

Per lo meno, con i capelli sconvolti, il trucco sciolto e le scarpe che facevano “squack squack”, ho gustato un delizioso tris di affumicati con pepe rosa. Poiché indossavo un paio di scarpe da ginnastica nere con calzini neri, ovviamente avevo i piedi blu. Un orrore! Ho passato un’ora in bagno ad insaponarmi per poter indossare i sandali, il giorno dopo, senza sembrare una barbona. Mi sono spellata, perché

ero ancora convinta di poter fare il bagno a Mondello.

Il giorno dopo, infatti, il tempo sembrava esser buono; decidemmo di visitare il duomo di Moreale: dall’altura si vedeva il sole splendere su Palermo. Tornammo in albergo in fretta e furia per cambiarci e raggiungere Mondello. Scesi dall’autobus che collega la città con la famosa località di mare, iniziò a spirare il vento, poi inesorabile arrivò anche la pioggia. Addio bagno nelle limpide acque palermitane! Naturalmente, il giorno dopo c’era un sole che spaccava le pietre! Dovevamo ripartire la sera stessa e non era proprio il caso di andare a fare il bagno. Evvabbè!

ps: uso del passato remoto voluto, in onore degli amici siciliani <3

Mondello e il golfo
Mondello, con il sole: foto NON mia, ovvio.

Amsterdam: hotel fatti a metà e…squit squit!

Trovare una sistemazione ad aprile ad Amsterdam è stata un’impresa titanica. Dopo lunghe e svariate ricerche, abbiamo trovato un hotel che per due notti e 210 euro ci offriva la possibilità di soggiornare in centro. Giunta in città, dalla stazione, ho raggiunto subito questo “hotel”. Salire in camera è stata un’altra impresa erculea: l’albergo di fatto è in un palazzo storico, stretto e lungo. Le scale erano strette, ripidissime e pure a chiocciola. Ok, tutto questo potremmo anche trascurarlo. Non potevo però trascurare le caratteristiche accoglienti della nostra camera:

minuscola, per starci bisognava giocare a tetris, senza finestre, con una parete con mattoni in vista – non intonacata – , senza un guardaroba, un lavandino minuscolo dove non c’entravo nemmeno io, una doccia non doccia e senza tendina – è per allagarti meglio! – e water che scorreva.

Ottimo. Premetto che in hotel ci sono andata da sola, perché il moroso era già ad Amsterdam da giorni e mi ha raggiunta verso sera. Quando è arrivato ha posato le sue valigie – posato è un parolone, l’espressione più adatta è “ha incastrato le sue valigie” – e assieme siamo usciti per raggiungere amici e colleghi che ci attendevano per cenare assieme. Lui ha cominciato la prima “sessione di trekking” in discesa prima di me, l’ho sentito bestemmiare. Roba molto strana per lui, che non ha questo costume. Non avevo sentito rumori, non poteva essere un’imprecazione da ruzzolone giù per la “scarpata”. Gli ho chiesto spiegazioni, lui ha cercato di evitare in tutti i modi di rispondere, finché ha ceduto.

<< Nel corridoio ho visto un topo.>>

Mettiamo in chiaro una cosa: dove ci sono io non devono MAI esserci topi. Non mi interessa che olandesi – e a quanto mi dicono anche inglesi – convivano con i topi in casa. IO CON I TOPI NON CI VOGLIO STARE! Non ti dico! Ho trascorso la serata ad immaginare scene drammatiche, tipo ritrovarmi il sorcio di faccia salendo le scale o trovarmelo nel letto, nel bagno…

Il giorno dopo abbiamo cambiato hotel; abbiamo trovato posto in un 4* che ci ha tolto un rene. Però siamo stati tanto fortunati: erano finite le doppie basic, era disponibile la junior suite! Letto king size, vista su Piazza Dam, vasca e doccia, macchina per espresso compresa e chi più ne ha più ne metta. Nello stesso viaggio sono stata sia in una topaia – letteralmente – sia in una suite: dalle stalle alle stelle!

Adesso iniziano gli episodi imbarazzanti e trash! Il mio linguaggio potrebbe cominciare a diventare scurrile: addio dignità!

Venezia-Santorini: la mia storia d’amore con il virus intestinale

Non tutte le ciambelle riescono col buco. Non tutti i viaggi possono essere privi della diarrea. Ora, parliamo di Venezia e di Santorini: no Calcutta o non so cosa – sono luoghi in cui si sa che è facile soffrire di certi malesseri. Qui non si parla dei disturbi da “ho cambiato cesso”. No no! Qui si parla del maledetto virus, quello che puoi prendere fermenti lattici, dissenten, riso in bianco e merluzzo, ma non c’è niente da fare. Sarà hai capito cosa sempre, ogni giorno, più volte al giorno, per giorni. Preferibilmente, andrà via quando sarai tornato a casa e non te ne fregherà una cippa lippa del tuo status intestinale.

Devo ammettere, a Santorini è stato facile. Certo, ho scalato un vulcano con l’angoscia addosso: nonostante questo ho avuto modo di NON importunare grosse pietre laviche, da usare come pannello per casi di estrema necessità. A Venezia no. A Venezia non mi è stato concessa la stessa “spensieratezza”. Ero già partita debilitata: il disagio s’era manifestato la sera prima di partire. Sono stata bene fino ad un momento ben preciso, perché il meglio era deciso che dovessi viverlo nel momento più elevato del mio viaggio a Venezia.

Era Capodanno. Il mio pancino decise di svegliarsi alle ore 23:30 del 31 dicembre 2012. Ci stavamo recando a Piazza San Marco. Non Piazza San Marco com’è normalmente, ma Piazza San Marco durante il veglione di Capodanno: come lo vedete alla tivvù!

Iniziava a crescere l’angoscia, a salirmi alla gola tutte le bestemmie e le maleparole che la mente umana può concepire; me la sono presa con l’universo intero. Erano quattro gradi e sudavo. Mi sono infilata in un lussuoso bar, ho corso verso il bagno: sulla mia sinistra c’era una porta aperta, che mi presentava un bagno lercio; sulla mia destra un’altra porta aperta e un alto ragazzo a far pipì. Sì, con la porta aperta. D’impulso ho girato sui tacchi per andarmene, ma il simpatico giovane mi ha richiamata ed io, polla, mi sono anche girata.

L’ho trovato rivolto verso di me, con il suo mastodontico attrezzo rizzato e in bella mostra, che se lo indicava dicendomi: ” Non andare, vieni vieni!”

Sono scappata sconvolta ed impaurita, con un grosso problema da risolvere: fare la popò a Piazza San Marco alle ore 00:00 del 1 gennaio 2013. Ho trovato un posto e per un po’ sono stata tranquilla, finché non mi sono ritrovata bloccata dalla folla, costretta in uno spazio strettissimo per attraversare i portici della piazza, praticamente schiacciata da un mare di persone decisamente più alte di me.

Capodanno a Venezia
Ecco cosa significa il Capodanno a Venezia: immagina, spero non ti succeda.

Sono scoppiata a piangere per l’ansia, per fortuna il moroso mi ha tranquillizzato. Posso assicurare che non sono stati dei bei momenti! Forse è per questo che a Santorini sono stata più quieta: a Venezia è stato comunque molto peggio!

Questo è tutto, per adesso! Saluto cordialmente l’amico virus intestinale che da ora in poi mi farà perculare per tutto il web. Saluto tutti gli amici viaggiatori, curiosa di leggere altre sventure e poter dire: dai, alla fine è andato tutto bene! A presto!

 

 

 

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11 commenti su “Le viaggio sventure: prima o poi la sventura colpisce!”

  1. Ciao Bruna,

    Devo ammettere che in Sicilia non avrei guardato neanche io le previsioni ihih…che sfortuna!!

    A me la cosa del topo invece è successa in una birreria in Germania.. stavamo mangiando ! AAhhhh… non so come facessero gli altri commensali a rimanere impassibili. In Hotel però è ancora peggio aaaah

    Grazie per aver parteciapto a #LeViaggioSventure… sperando che non ce ne capitino troppe in futuro ahah 🙂

    Un saluto!
    Simone

  2. Hahahah non è servito a nulla scarnificarti i piedi blù! 😀
    La pioggia che insiste tutto il periodo di permanenza e il sole che spunta “amabilmente” quando si riparte…ahh quante volte ho visto sto film!
    Bruna devi ritornarci in Sicilia, solo per il gusto di farti il bagno a Mondello!
    Il cagotto a Venezia a Capodanno è stata proprio una cattiveria del destino 🙁 solidarietà!
    In compenso però i botti di Capodanno hanno coperto il “sound” hihihihii!
    Ciao Bruna!

    1. Ah, ritentare con Mondello è uno dei miei obiettivi siciliani! Non ammetto che mi sia stata tolta questa possibilità! Guarda, quella del cagotto…lasciamo perdere 😛

  3. Pingback: #LeViaggioSventure: tutti i blogger partecipanti!

  4. Finalmente sono riuscita a passare sul tuo blog! Ti incrocio sempre su Twitter ma non mi sono mai decisa a passare!

    Ho riso dall’inizio alla fine di questo post, le sfighe che ho postato io in confronto non sono nulla e anzi, direi che mi è andata decisamente bene! Virus intestinale a Venezia a Capodanno credo sia la sfiga più assurda che possa colpire un essere umano!
    Oh, comunque non sapevo che gli olandesi avessero la stessa fama degli inglesi riguardo la pulizia delle case D:

    1. Che piacere leggerti! A Venezia è stato il non plus ultra, ci mancavano pure le esplicite avances! Ahahah! Degli olandesi l’ho saputo da un’amica che è andata a dicembre e non riusciva a trovare nulla di decente, perché leggeva tante recensioni con riferimento ai topi. Credevo di essermela scansata, e invece…e un’altra amica mi ha confermato degli inglesi! Paura!

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