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La notte della felicità, Tabish Khair

Recensione La notte della felicità

Ringrazio la casa editrice Tunué per avermi proposto la lettura di La notte della felicità, di Tabish Khair. Ho letto il libro spinta da molta curiosità, perché l’autore è indiano e anche la vicenda narrata si svolge in India, paese di cui subisco il fascino sin da ragazzina. Inoltre, sapevo che La notte della felicità si sarebbe insinuato nel discorso sul pregiudizio e il conflitto religioso, a modo suo. Il romanzo avrebbe senza dubbio soddisfatto una condizione: mi avrebbe regalato un altro spaccato di India.

La notte della felicità

Ahmed e Anil sono legati da un stretto rapporto di fiducia. Ahmed è il più affidabile dipendente di Anil, che gestisce una propria azienda di import ed export. Anil sa poco di Ahmed, giusto quel che riporta il suo curriculum vitae e quel che può desumere dal suo modo di essere con le persone. Sempre gentile con tutti, Ahmed sembra una persona perfettamente equilibrata, riservata, ma non schiva, un dipendente efficiente e assolutamente responsabile.

Un giorno, però, Anil assiste a un episodio a dir poco surreale di cui Ahmed si rende protagonista. La fiducia di Anil nel suo braccio destro vacilla, in lui si insinuano irasospetto. Decide così di indagare sul passato di Ahmed, per trovare una spiegazione logica a un gesto compiuto che gli è parso del tutto privo di senso. L’esito delle indagini non lascia ad Anil molta scelta: Ahmed deve essere allontanato dalla sua azienda.

L’India e le sue ferite

L’India è uno dei paesi più controversi del pianeta. In essa vi si trovano la ricchezza più sfrenata e la fame più nera. Talvolta raggiunge l’apice dell’avanguardia, altre volte sembra vivere ancora in un eterno medioevo, in cui non si smette mai di marcare differenze: tra ricchi e poveri, tra uomini e donne, tra musulmani e induisti.

La notte della felicità si introduce nel contrasto tra musulmani e induisti in modo molto sottile, ma via via sempre più incisivo ed evidente.

Non a caso ho parlato di sospetto, per definire le sensazioni di Anil. Il sospetto, quindi il pregiudizio di natura religiosa, nutrono la volontà di Anil di indagare a fondo nella vita e nel passato di Ahmed, il quale era sembrato sempre a tutti una persona stabile, presente a sé stessa, del tutto degna di fiducia.

La diffidenza serpeggia tra le pagine di La notte della felicità, che ha il pregio di far sentire l’esigenza di conoscere la verità – una necessità quasi fisiologica. Di sospetto in sospetto, anche il lettore diventa insinuante: sfido chiunque a non pensare all’estremismo islamico. Di pregiudizio in pregiudizio, si giunge a una triste pagina della storia dell’India degli ultimi 20 anni: le rivolte del Gujarat del 2002.

Anche questa volta, mi impongo di non rivelare troppo del libro: non voglio privarti del piacere della scoperta. Allo stesso modo, non desidero diventare didascalica e quindi lascio a te la scelta di leggere qualche approfondimento sulle rivolte del Gujarat. Quel che è importante dire è che La notte della felicità mi ha dato l’occasione di riaprire gli occhi sull’India, quel paese che sa essere molto, ma molto distante dalle foto patinate che ne troviamo sul web.

A volte l’unica India che si vede è quella filtrata attraverso gli occhi dell’Occidente. E gli occhi dell’Occidente – salvo eccezioni, ovvio – vorrebbero un’India fatta ad uso e consumo del viaggiatore/turista, pronto a fingere cambiamenti di vita attuati attraverso l’appropriazione, temo inconsapevole, di schemi e idee che per cultura non gli appartengono. Ecco, dunque, la falsa commozione davanti ai bambini scalzi, la foto emozionante alla vecchietta sdentata, la frase filosofica nella caption del post di Instagram, opportunamente pensato per valorizzare un altro “bello scorcio!” indiano, yoga e meditazione.

Spero, invece, che la lettura di un libro come La notte della felicità possa far riflettere soprattutto coloro che nutrono, come me, il desiderio di visitare l’India prima o poi. Magari può essere utile per vedere il paese per quello che è, con le sue tante sfumature, anche quelle… di porpora. A presto,

Bruna Athena

 

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