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Lettera alla scrittrice tragica e fatale Elsa Morante

Cara Elsa,
come per Moravia, anche di te ho letto poco ma il motivo di questa parsimonia da lettrice nell’approfondire la tua narrativa è diverso. Anzi, diametralmente opposto.

Se leggendo Gli indifferenti quasi mi veniva da inveire, per la loro assenza di emozioni, contro ai personaggi del tuo compagno e rivale artistico, la lettura de La storia è stato come farsi investire da una serie di sensazioni talmente dolorose da togliere il fiato e il sonno per giorni.

È un’opera imponente, La storia. Non solo per la mole fisica ma anche per le vicissitudini narrate, l’ambientazione e i sentimenti provati dai protagonisti e dalle loro relazioni.

Mi sono affezionata a Bella, la cagna che accompagna la tua protagonista Ida e i suoi due figli, Nino e Useppe.  Ho ancora impresso il passaggio in cui introduci questo animale così umano e, soprattutto, la tristezza dei suoi occhi. Una malinconia che tu motivi dicendo che ella attende ancora i suoi cuccioli, i suoi figli e, nell’attesa, difende e accudisce i cuccioli umani di Ida, il primo uno scavezzacollo e un po’ mascalzone e il secondo, Usepp. Queat’ultimo l’hai descritto di un tale candore e un’innocenza che stride con il modo in cui è stato concepito e cresciuto, quello della violenza e della follia della guerra. Il ricordo canino è estremamente umano e si ritrova anche nei sogni che tu, Elsa, raccogliesti nel Diario 1938. Un piccolo documento onirico dove narri anche della tua relazione con Moravia.

la storia elsa morante

Tornando a La storia, è sorprendente quanto le emozioni che si intrecciano in questo tuo meraviglioso romanzo siano così forti e laceranti.

Un’immensa tragedia alla quale avrei voluto lasciare un finale migliore, un minimo di barlume di speranza, di fiducia nel genere umano. Ma comprendo che, se fosse andata diversamente, avrebbe perso gran parte della carica emotiva e fatalista che la identifica come tale.

Sappi che, una volta conclusa la lettura, sono stata male per diversi giorni. Per questo mi sono tenuta lontana dai tuoi scritti, temevo mi facessero soffrire tanto quanto mi ha fatto soffrire La storia.
Troppo a fondo sei andata nell’indagare e non hai avuto pietà di nessuno dei tuoi personaggi così come La storia non ne ha avuta nel descrivere lo scandalo dell’odio e della rabbiosa paura del diverso, dell’ignoto.

Le tue parole e il modo in cui le disponi mostrano una verità troppo dolorosa e una solitudine impotente, rese ancor più insopportabili con l’innesto di ricordi e gesti di indescrivibile e delicata tenerezza e amore.

Se dovessi spiegare cosa ho provato nel leggere il tuo romanzo, Elsa, penso che suggerirei al lettore di andare a cercare il passo del soldato disperso in Russia e di come egli, mentre muore assiderato, lasci volare il pensiero a casa. Verso la famiglia, la fidanzata, la quotidianità fatta non solo di piccole cose ma anche del linguaggio di gente comune, gente semplice.

Mi è venuto da piangere. Forse perché in ogni famiglia italiana c’è un disperso della Seconda Guerra Mondiale e una fidanzata rimasta in attesa dell’amato mai tornato.

Se Moravia mi è parso troppo freddo o razionale, tu, mia cara Elsa, hai narrato il dolore e l’amore, la ribellione e la tenerezza ma, nel farlo, hai inciso troppo. In un certo senso Moravia, pur amandoti, ebbe ragione nel dire che eri crudele.

Oltre ad essere stata una grande scrittrice, sei stata anche una donna coraggiosa perché non hai avuto timore di esporre l’essenza stessa della vulnerabilità e della sensibilità dalle quali hai tratto la tua forza creativa e analitica e, con le quali, hai affascinato (e probabilmente anche tormentato) chiunque ti abbia conosciuta.

Leggerti è come subire delle ferite, ricordarti è come applicarvi sopra del sale, scriverti è, stranamente, liberazione.

Quando mi sentirò nuovamente pronta per reggere il colpo, ti leggerò ancora.
È una promessa.
Con affetto,
una lettrice (molto) emotiva.

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4 commenti su “Lettera alla scrittrice tragica e fatale Elsa Morante”

  1. La violenza e la follia della guerra sono un tema per me di sicuro interesse, così come il carico emozionale veicolato dall’umanizzazione del personaggio canino. Un bel romanzo ed un’ottima recensione: bravi!

  2. Vi ringrazio per l’apprezzamento.
    È stato particolarmente complesso scrivere questa lettera a Elsa Morante e sul suo romanzo, La storia, pietra miliare della letteratura italiana del ‘900.
    Certi autori scendono talmente in profondità su determinati temi da far spavento e angoscia.

  3. Pingback: Il Curriculum del lettore: una possibile bozza – ParoleOmbra

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