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Memoriale di Aires, J. M. Machado de Assis

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Memoriale di Aires: realismo e ironia nella Rio de Janeiro raccontata da Joaquim Maria Machado de Assis, pubblicato in Italia dalla casa editrice Lindau.

Zeus benedica le case editrici che osano pubblicare gioielli letterari! Quando ho ricevuto Memoriale di Aires, non vedevo l’ora di scoprire Joaquim Maria Machado de Assis. L’autore mi era noto solo di nome, infatti.

Credevo, una volta iniziata la lettura, di avventurarmi in quel mondo esotico, passionale e controverso che è il Brasile. Desideravo leggere di quel paese che, nel mio immaginario, accende i sensi e ti travolge. Al contrario, Memoriale di Aires mi ha presa e collocata in un ambiente molto diverso. Anche questi sono pregiudizi, mio caro lettore.

Il Memoriale di Aires: la media borghesia di Rio de Janeiro

Il romanzo di Machado de Assis è il diario personale, che copre un lasso di tempo di circa un anno, di un diplomatico che, dopo aver svolto la propria attività in Europa, decide di trascorrere il resto dei suoi giorni nella sua città di origine, Rio de Janeiro.

Nel suo diario non viene raccontato nulla di così eclatante. Le giornate trascorrono tutte più o meno allo stesso modo, tra pranzi e pause per il tè, molte confidenze e altrettante indiscrezioni.

In realtà, il racconto ruota attorno alla figura della giovane vedova Fidelia. Dolce e aggraziata, Fidelia ama l’arte e sembra ancora innamorata del suo marito defunto. Rita, la sorella del nostro narratore, può scommetterci: Fidelia non si sposerà mai più, nonostante la sua giovane età. La vedova diventa amica molto intima dei coniugi Aguiar. I due costituiscono una coppia matura perfetta: si amano ancora teneramente, dopo tanti anni. D’altra parte, i coniugi Aguiar soffrono della mancanza di figli, così tanto da affezionarsi a Fidelia come ad una figlia. La loro felicità è quasi al culmine quando, inaspettatamente, rientra dal Portogallo il loro figlioccio, Tristao. E in un certo senso è proprio il rientro del giovane Tristao, studente di medicina con spiccate vocazioni alla politica, a movimentare un po’ l’andamento della faccenda.

Joaquim Machado de Assis e il realismo letterario brasiliano

Attraverso le pagine di Memoriale di Aires, Machado de Assis ci presenta personaggi la classe sociale di Rio formata da persone benestanti e proprietari terrieri, diplomatici e uomini di legge. Nulla di più lontano dalla realtà brasiliana sanguigna che mi aspettavo! Non sono stata delusa da questa lettura, nonostante questo. Ho apprezzato Memoriale di Aires proprio perché è tanto diverso da quello che credevo.

Questa pagina la lascio qui con l’unico scopo di ricordarmi che anche il caso può correggere le menzogne. Una persona può cominciare a mentire di nascosto o spudoratamente, e molte volte risulta poi esatta e sincera.

La lettura del romanzo procede agevolmente, quasi sembra di leggere qualcosa per puro svago. Ho tanto apprezzato la vena ironica e realistica con cui la storia è raccontata, e penso che questa sia la particolarità di Memoriale di Aires. Credo non ci sia nulla di più piacevole di una realtà dipinta per quella che è, senza eccessi, e con quel po’ di ironia, che stuzzica e assieme smussa la malinconia, i pensieri tristi e della vecchiaia.

La riconciliazione eterna tra due avversari elettorali doveva essere davvero un castigo infinito. Non ne conosco uno eguale nella Divina Commedia. Dio, quando vuol essere Dante, è più Dante di Dante.

È tale opera di desaturazione dei colori del mondo reale che ti permette di cogliere una verità semplice, ti fa sorridere e riflettere. Nella forma di una banalissima chiacchiera, Machado de Assis sfiora e assieme penetra tante tematiche, esprimendole con eleganza e andando sempre al sodo della questione, evitando ovvietà e senza perdersi in intellettualismi.

La maldicenza non è poi un’abitudine così brutta come sembra. Una mente oziosa e vuota, o tutte e due queste cose, può trovarvi un utile impiego. E poi il partito preso di dimostrare che gli altri non valgono niente, se non sempre è fondato, molte volte lo è, e basta che lo sia qualche volta per giustificare le altre.

Lo dice anche la nota della traduttrice, Giuliana Segre Giorgi, quanto sia realistico Machado de Assis. Lo è, ma in una maniera per me inaspettata, e in un modo che mi ricorda lo stile tutto inglese di scrivere le storie, alla Nancy Mitford direi. Apprezzo entrambi, ma non posso fare a meno di notare le profonde differenze tra Jorge Amado e Machado de Assis. Sono differenze che mi fanno tendenzialmente preferire il primo, ma la mia esperienza di lettura assieme al secondo è stata così posata, piacevole e comunque profonda, che certamente lo leggerò ancora.

 

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