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Chi sono

Tre cose mi hanno accompagnata per tutta la mia vita, fino ad ora: i libri, la scrittura e la curiosità. Scrivere è sicuramente una mia grande passione ed è per questo che ne ho fatto il mio lavoro. Tutto è partito dalla voglia di condividere l’amore per la lettura e così è nato il mio blog Il Mondo di Athena.

È il luogo in cui desidero accogliere chi ama viaggiare in lungo e in largo, si emoziona davanti alle opere d’arte e alle bellezze della natura, non ha paura di percorrere sentieri poco battuti né di scoprire nuove culture. Infine, è per chi non vuole perdere l’occasione di scoprire il mondo attraverso le pagine di un libro.

Il Mondo di Athena in breve

Racconti di viaggio: quali luoghi ho amato di più e che viaggiatrice sono.
Consigli di lettura: cosa leggere per conoscere il mondo.
Scrittura sul web e blogging: contenuti speciali per chi vuole essere blogger e web writer.

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41 commenti su “Chi sono”

    1. Sono come te, a me piacciono poco anche vizi tipo piercing, fumo, tatuaggi giganti, etc.
      Il mio colore preferito è l’arancione!
      Sono anch’io amante di cinema, web, scrittura e lettura, per lo più professionale ma anche di libri fantasy e altro.
      Complimenti Bruna, che, come ti ho detto, è meglio di Athena.
      Ciao

  1. Attenta , giovane ed eterea Athena , guardati dai falsi imbonitori che tentano esclusivamente di carpire la tua empatia …. il web e’ saturo di tristi figuri cha altro non fanno se non estorcere rubata compiacenza tramite la piu’ becera “captatio benevolentiae” … muoviti sempre con adeguato serramanico e spray antitaccheggio …. con SINCERO E DISINTERESSATO afflato …..

      1. L’Alba riceve luce dall’Astro per eccellenza ; sforzati di non restare abbagliata dal fulgore che tu stessa propaghi ; io ti saro’ sempre ALBORE , ti indichero’ l’OCCASO , ma il percorso stara’ e te camminarlo , lungi da chi , altrimenti dell’apparato muscolare , bene farebbe ad allenare meningi e loro contenuto .

      2. INNUPTI SUNT CONIUGES , NON CARNE SED CORDE
        SIC CONIUNGUNTUR ASTRA ET PLANETAE , NON CORPORE SED LUMINE
        SIC NUBENT PALMAE , NON RADICE SED VERTICE

        “Daniele Cortis” Antonio Fogazzaro

      3. Nulla puo’ essere per noi comune , banale , convenzionale . A noi e’ riservato solo alto periglio . Fogazzaro , scrittore maledetto , calza a pennello al dark del nostro intimo . Predestinazione ; magia ; super-sentire ; eccezzionalita’ ; cigni neri ; unicita’ piu’ che rarita’ . Questo a noi e’ riservato . Ma anche isolamento ……. per impossibile comprensione

      4. Ella si fece grave, cinse d’un braccio il capo di lui, lo piegò a sè, sfiorò, con le proprie labbra, le
        sue.
        Fu un suggello di silenzio. Ella gli prese una mano, se la tenne in grembo, l’accarezzò
        guardandolo, cercando il suo sguardo. Ma lui taceva, smorto, fitti gli occhi nella corrente ombrosa a’
        suoi piedi. Stettero cosí a lungo. Finalmente Elena gli sussurrò umile umile: “Mi perdoni?” Egli le posò
        la mano sul capo, un momento. Subito dopo si alzò, le propose di andar sul macigno proteso del fiume,
        di fianco al sostegno di pietra. Sedettero là nel rombo dell’acqua che traboccava in un tremolo arco
        vitreo dall’orlo del sostegno alla spuma sonora, e correva via tutta gorghi e fremiti verso il sole. Là 158
        davanti la valle aperta era tutta una luce, un verde giú fino al cielo.
        “L’ultima volta!” disse Elena.
        Cortis le domandò a che ora partirebbe. Certo per tempo dovendo trattenersi alcune ore in città
        prima di partire per Venezia. Avrebbe voluto prendere il treno delle dodici e mezzo. Questo aspetto
        pratico delle cose, queste cifre trapassavano il cuore ad ambedue.
        Gli occhi d’Elena si velarono. Lottò, lottò angosciosamente, ma due lagrime le tremavano sul
        ciglio.
        “Daniele” diss’ella “ci vedremo piú?”
        “Dio è buono” rispose Cortis, gravemente.
        Le due lagrime caddero silenziose.
        Ci vollero alcuni istanti prima ch’ella potesse pronunciare una timida parola:
        “E scrivere?”
        Cortis esitò un poco;.
        “Non vedo ragione di non farlo” diss’egli. “Solamente ho pensato che sarà meglio compiere il
        sacrificio, scrivere come amici.”
        “Sí, sí” rispose Elena con un gelo nella voce e nel cuore, “certo come amici.”
        Le pareva una cosa tanto dura, ma l’aveva detto lui: bastava. Lo pregò quindi di trascrivere
        l’iscrizione latina della colonna. Rispose che gliela trascriverebbe e anche delle altre parole latine; d’un
        santo. Le prese le mani, le disse all’orecchio:
        “Sono sposi senza nozze, non con la carne ma con il cuore. Cosí si congiungono gli astri e i
        pianeti, non con il corpo ma con la luce; cosí si accoppian le palme, non con la radice ma con il
        vertice.”
        Ebbro delle parole sublimi, le ridisse forte al cielo, alle montagne, al fiume rumoreggiante:
        “Innupti sunt coniuges non carne sed corde. Sic coniunguntur astra et planetae, non corpore
        sed lumine: sic nubent palmae, non radice sed vertice.”
        Ardeva nel viso e nel cuore. La sua voce potente parve prolungarsi nel fragor del fiume,
        dominar la sorte ed il tempo.
        Elena gli domandò poi come dovesse comportarsi con la mamma e con lo zio. Le era
        dolorosissimo di dover partire cosí, senza commiato, con un inganno; ma non era possibile fare
        diversamente. Bisognava lasciare una lettera, un saluto, qualche cosa, ed ella non si sentiva la forza di
        scrivere: perché poi avrebbe avuto tante cose a dire! Raccontò allora il suo ultimo colloquio con lo zio.
        Avrebbe pur voluto fargli sapere quanto si fosse ingannato col suo scetticismo riguardo a Cortis. Questi
        ne la sconsigliò. Non doveva alludere in nessun modo a lui. Non doveva far credere allo zio che le sue
        parole, i suoi sospetti le avessero data l’ultima spinta alla partenza. Sarebbe bastato, per ora, mandar
        poche righe da Venezia e riservarsi di scrivere a lungo da Yokohama.
        Elena chinò la fronte.
        “Farò cosí” diss’ella. “E tu?” soggiunse dopo un istante.
        “Io parto domani sera. Vado a Roma.”
        Ella godeva che tornasse al suo posto di combattimento, ma pure le parve che lo schianto di
        lasciare il suo paese, la sua casa, fosse piú forte, perché andava via anche lui.
        “Mi scriverai tutto” disse, “delle tue battaglie, delle tue vittorie.”
        Cortis rispose che non ci potevano ancora essere vittorie, per le sue idee. Neanche vere
        battaglie. Non c’era che da cominciare l’insurrezione con della gente deliberata di farsi schiacciare.
        Un’altra domanda venne sulle labbra d’Elena:
        “E a Roma?…”
        Non osò proseguire.
        “Provvederò” diss’egli indovinando; “ma vivere insieme, no; basta.”
        Era tempo di tornare a casa. Anche quest’ora di effusione, quest’ora dell’ultimo giorno era 159
        trascorsa, e la vita non ne aveva forse piú per essi un’altra cosí.
        Tornarono per la romita strada lungo il canaletto, adagio adagio, in silenzio. Presso al ponte
        dove la Posèna e il Rovese uniscono le loro acque, Elena ricordò un discorso fatto da lui tempo
        addietro sui due fiumi che si sentono da lontano e non si vedono, si cercano nella furia dell’amore, si
        scoprono, si precipitano l’uno all’altro, si uniscono con tempestosa gioia, sereni.
        “È stato sul ponte” diss’ella, “il 12 giugno, fra le nove e le dieci del mattino.”
        “E tu non hai detto niente. Guardavi da un’altra parte. Non pareva neppure che ascoltassi.”
        Elena si fermò sull’erta del ponte, guardando il sentiero a sinistra, lungo il fiume.
        “Vado via senza sapere tante cose di te” diss’ella amaramente.
        Cortis le porse la mano senza parlare, l’aiutò a passare la palancola gittata sopra una gora tra il
        ponte e il sentiero.
        “Sono due” sussurrò Elena, “le cose che vorrei sapere.”
        Egli la fece sedere sul tronco d’un pioppo caduto, attraversato al margine verde; aspettò che
        parlasse.
        “Vorrei sapere” diss’ella con voce incerta “se hai amato… prima.”
        “Ho amato te da ragazzo” rispose Cortis. “Poi non ci ho pensato piú per molti anni. In quel
        tempo ho bevuto del fango assai, perché ero violento, allora, in tutto. Ho creduto d’essere innamorato
        otto o dieci volte. Non era vero, mai. E dopo?”
        “Dopo… vorrei sapere… quando…”
        Ella abbassò il viso sul petto, non disse altro.
        “Quando ho incominciato ad amarti? Non lo so bene. Mi era parso tante volte di amarti, e poi
        mi era parso che non fosse vero. Fu l’ottobre dell’altr’anno, dopo la tua partenza, che m’avvidi di non
        poterti dimenticar piú. Tu sei tornata in maggio. Allora!…”
        Un palpito violento gli sollevò il petto, gli ruppe la parola.
        Ella sapeva, oramai.
        Si alzò, prese il braccio di Cortis, raccolse negli occhi, nell’anima ogni forma, ogni colore del
        caro paese; le ghiaie bianche, l’acqua veloce e verde nel filo della corrente, il prato dell’altra sponda, il
        grosso rivo spumeggiante che vi casca sotto le case del villaggio alte a destra e bianche di sole, umili e
        scure a sinistra dietro i gelsi; e, sopra i tetti di queste, gli erbosi pendii, gli abeti della villa Carrè, il
        Passo Grande.
        “Daniele, Daniele” diss’ella col pianto nella voce, “andiamo via!”

    1. Io non lo trovavo, dovendo anche lavorare il pomeriggio e, sai com’è, di talvolta anche studiare per gli esami. E nemmeno adesso riesco a leggere 90 libri l’anno, ne leggo esattamente la metà: si lavora di mattina e pomeriggio. In ogni caso, ognuno ha una propria velocità di lettura e, d’altro canto, non partecipo a nessuna competizione, per cui va bene così.

        1. Beh, diciamo che forse una si aspetta una considerazione più fruttuosa, dato che è ovvio che ci possono essere persone capaci di leggere molto di più di quanto io stessa riuscissi a leggere ai tempi dell’università. Non è ovvio, piuttosto, avere il tempo libero per farlo, in ogni caso. In ogni caso, non è che mi pare tu abbia detto chissà cosa di tanto grave. Grazie per essere passato di qui e in bocca al lupo!

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  3. Pingback: Lettera allo scrittore: Bruna Athena scrive a Dante – ParoleOmbra

  4. Ciao! Ti seguo da qualche tempo su twitter e non so perché solo ora sono capitata in questa sezione del tuo blog. Sei splendida e questo tuo modo di raccontarti mi piace tantissimo! Un appunto però devo fartelo: la sfogliatella frolla GIAMMAI!

    Un caro saluto

    1. Ciao Luisa, ti do il benvenuto qui! Spero tu possa sentirti a tuo agio. Lo so che la tipica sfogliatella è riccia, decisamente più particolare, ma che posso farci: adoro la pasta frolla! A presto!

  5. Mi piace che nel tuo blog tu racconti te stessa.. secondo me, in questo web ormai saturo di tutto, l’originalità e la sincerità vincono su tutto! In bocca al lupo!

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