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Come promuovere l’Italia dopo il nuovo Corona Virus

Il nuovo Corona virus sta mettendo a durissima prova il settore turistico. C’è chi spinge offerte, chi non si rassegna a non viaggiare neanche adesso. Intanto, la brand reputation dell’Italia turistica non è buona. Cosa si deve fare per promuovere l’Italia nel futuro?

Voglio andare un po’ al di là dei discorsi del tutto condivisibili sulla responsabilità civile. O, per meglio dire, non è che abbia voglia di fare la filippica: sui social network abbiamo sfogato abbastanza a proposito del senso civico di alcuni.

Voglio cercare di fare il punto della situazione e dare risposta a una domanda: come possiamo promuovere l’Italia?

Il mondo del turismo italiano è in ansia: le cose vanno male adesso, andranno forse peggio da qui a breve. Probabilmente, il peso delle reali perdite di questa stagione primaverile si sentirà tra qualche settimana. Allo stesso tempo, non siamo del tutto in grado di prevedere come andranno le cose durante l’estate.

Intanto, gli operatori di settore manifestano la loro preoccupazione sui social network, i travel blogger esprimono le loro opinioni in merito, le aziende proseguono con la solita linea comunicativa.

Tutto ciò in che misura contribuisce a trasmettere un’idea (turistica) dell’Italia?

Come comunicano gli operatori del turismo ai tempi del Corona virus

Alcuni fenomeni non sono sfuggiti alla mia attenzione.

Ho trovato fuori luogo i “Il Corona virus non fermerà la nostra voglia di viaggiare!”. Sembriamo una massa di capricciosi irragionevoli, che comunica in modo puerile. Non affiderei mai la responsabilità di promuovere un territorio nelle mani di persone che non sanno come comportarsi durante le crisi. E sì, questo è un momento di crisi e dobbiamo prenderne atto.

Sul feed di Facebook mi appaiono in continuazione post sponsorizzati di hotel, resort, tour operator e OTA che propongono offerte a prezzi quasi stracciati per pacchetti di viaggio, soggiorni di una settimana durante l’estate, le solite offerte stagionali e così via. Le sto vedendo molto, molto più del solito. In altre parole, hanno deciso di sponsorizzare tutto e tutti proprio ora.

Allo stesso modo, noto che il calendario delle newsletter delle compagnie aeree e delle OTA non è minimamente variato. Easyjet e Ryanair, Italo e Edreams continuano a inviarmi offerte strepitose per la primavera. Certo, come no…

Quanto bene faranno le offerte al settore turistico? Convinceranno le persone a spostarsi? Veramente, ora come ora le persone non dovrebbero proprio muoversi. E che senso ha proseguire nei follow-up, incitare le persone a comprare quando è ormai chiaro che gli spostamenti non strettamente necessari sono da evitare, se i voli vengono annullati e gli ingressi ad alcuni paesi sono chiusi agli italiani?

Esortare le persone a comprare biglietti aerei e a prenotare soggiorni, a sognare il prossimo viaggio come se avessimo la certezza in tasca non è un’idea brillante. Forse manca il piano di marketing B?

Sulla questione delle offerte speciali estive non posso pronunciarmi, perché non sono un’esperta di revenue management. Ragion per cui, non so dire se potranno servire a sollevare il settore turistico, quando le cose dovessero riassestarsi.

Per quel che riguarda le campagne di e-mail marketing e le sponsorizzazioni ho qualcosa da osservare. I marketer avrebbero dovuto mutare completamente piano e calendario editoriali, tenendo anche conto del fatto che esistono politiche di prezzo già definite e offerte già programmate?

Avrebbero dovuto quanto meno veicolare un messaggio importante: è bene starsene a casa in primavera, così magari noi italiani possiamo anche pensare all’estate con maggiore serenità – forse. In altre parole, si sarebbe potuto comunicare per trasmettere fiducia in un futuro di viaggi che ci auguriamo prossimo, ma anche sollecitare a essere di buon senso. Perché è un fatto matematico: se il contagio non si arresta nelle prossime settimane, possiamo salutare anche la stagione estiva.

Manca la voglia? La manca la cosiddetta creatività? Resto perplessa.

Nel frattempo, la situazione è la seguente:

  1. tra Nord e Sud non ci si dovrebbe spostare, tranne per ragioni davvero importanti e d’emergenza;
  2. in modo particolare, le persone residenti nelle zone rosse non dovrebbero spostarsi nemmeno fuori dall’Italia.

Intanto, in ambito mediatico, da una parte si vede il capriccio e dall’altra l’imperturbabilità. Non credo che faccia bene all’immagine dell’Italia come destinazione turistica.

Come promuovere l’Italia come brand

Deve essere chiara una cosa: se in ambito internazionale si dovesse percepire che in Italia nessuno è in grado di gestire la situazione, ci facciamo pessima figura. E non voglio nemmeno riferirmi alla Francia, alla Germania, agli USA e di quel che è stato detto a nostro proposito. Non importa se ci accusano giustamente o non giustamente di essere “untori”, se fanno satira da quattro soldi.

Resta sempre vero il fatto che stiamo dando a tutto il mondo un’impressione molto chiara: siamo sempre in grado di fare dei gran casini.

Per i turisti, l’Italia è un brand. Il brand Italia ad ora gode di una reputazione non buona.

Continuare, e limitarsi, a dire che l’Italia è il paese più bello del mondo, che in Italia ci sono le eccellenze eno-gastronomiche, che in Italia c’è l’arte lascia il tempo che trova. Queste sono tutte ottime ragioni per visitare l’Italia, ma potrebbero non essere sufficienti a portare i turisti da noi nel prossimo futuro. Bisogna rivedere la brand image dell’Italia.

Non sappiamo nemmeno in quale misura potremo spostarci noi italiani stessi, sul territorio nazionale e fuori di esso. Nel momento in cui scrivo, tutta la regione Lombardia è zona rossa e lo sono anche diverse province di Veneto ed Emilia Romagna. Molti paesi hanno chiuso l’ingresso agli italiani e ai turisti che hanno viaggiato di recente in Italia, altri chiedono l’auto-isolamento: Giordania, India, Maldive, Turchia, Vietnam, Russia, per citare alcuni.

Da blogger – e marketer – contribuiamo a promuovere la destinazione turistica Italia. Lo facciamo con i nostri racconti di viaggio, attraverso i nostri account social, condividendo storie, foto, video. Va benissimo, ma è ora di farlo in modo coeso ed efficace, pensando al futuro.

Trasmettiamo l’idea chiara che non siamo malati della patetica sindrome del wanderluster, ma che siamo responsabili, uniti e disposti a condividere la bellezza di un’Italia SICURA.

Sì, perché adesso bisogna spostare l’attenzione sull’Italia sicura e responsabile. Perché che l’Italia è bella, si è sempre saputo. A presto,

Bruna Athena

 

 

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