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La compagnia delle anime finte, Wanda Marasco

recensione di la compagnia delle anime finte di wanda marasco

La compagnia della anime finte, romanzo di Wanda Marasco (Neri Pozza), è tra i 12 libri candidati al Premio Strega 2017. 

Eccomi di nuovo a parlare di un’opera di Wanda Marasco e, anche questa volta, con un certo timore reverenziale. Quest’anno l’autrice napoletana gareggia per aggiudicarsi il Premio Strega, così come è successo nel 2015, quando Neri Pozza ha pubblicato Il genio dell’abbandono. Mi piacque molto la poeticità di Wanda Marasco: ho preso La compagnia delle anime finte quasi a scatola chiusa, sicura del fatto che avrei letto un libro di indubbio pregio. Così è stato.

La compagnia delle anime finte: accenni sulla trama

È Rosa la voce narrante di questa storia, in cui s’incontrano tante e variegate figure. La donna guarda il corpo senza vita della madre ed è subito preda dei ricordi d’infanzia, abitati dalla gente del popolo di Napoli e da fantasmi, anime in pena. Rosa è cresciuta con i suoi fratelli, la madre Vincenzina e il padre Raffaele, nei vicoli di Capodimonte e della Sanità. Era una Napoli che si andava riprendendo con difficoltà e lentezza dalla Seconda guerra mondiale.

Il centro di ogni cosa è Vincenzina, modesta ragazza delle campagne di Villaricca, che fa un matrimonio mezzo d’amore e mezzo di viltà. Da giovane lavoratrice, Vincenzina si trasforma in moglie e madre; sopporta il tradimento e la morte del marito, l’umiliazione di chiedere soldi allo strozzino del quartiere e l’odio delle persone a cui lei stessa presta soldi a interesse. Diventa una donna dura e aspra, disincantata.

Sei venuta dal niente e dalla paura, ma’. Hai incontrato un uomo venuto dalla caduta e dalla viltà, quando la Storia aveva già annientato e umiliato gli uomini. In una città dove il mondo migliore era soltanto un sodalizio tra un esercito straniero, il governo nuovo e la malavita.

Rosa rivede sua madre rifiutata dalla famiglia del marito, perché troppo umile; rivede le “orche” del palazzo, ovvero le donne corpulente del popolo napoletano; ricorda il maestro Nunziata e la sua compagna Annarella; ripensa a tutte le figure controverse e tragiche della sua giovinezza, passata tenendo i conti per Vincenzina strozzina.

La mia opinione sul romanzo di Wanda Marasco

Come immaginavo, La compagnia delle anime finte non poteva essere deludente, portando con sé il “marchio” di garanzia. Ho ritrovato nella sua prosa la vena drammatica e musicale che mi fa ancora dire che la scrittura di Wanda Marasco è poetica, in tutti i sensi.

La compagnia delle anime finte è in tutto e per tutto un’opera corale, oserei dire teatrale. D’altro canto, anche se è Rosa a raccontare e Vincenzina a fare da filo conduttore di ogni narrazione, ogni capitolo vive in autonomia. È la molteplicità di persone e situazioni che fa di questo romanzo una sorta di raccolta di racconti, molto sui generis

Il nuovo romanzo di Wanda Marasco è un affresco di umanità e napoletanità. Dalla rabbia all’odio, dalla compassione al disprezzo, ogni forma di sentimento viene conosciuta ed espressa dalle personalità che prendono vita in questo libro. Rosa conosce direttamente le realtà più drammatiche: povertà, solitudine, violenza. Le strade che dal borgo dei Vergini conducono a Capodimonte sono protagoniste di amori illeciti, “contro natura”, stupri, lotte di quartiere. C’è in La compagnia delle anime finte l’essenza dell’essere napoletani, fatta anche di arte d’arrangiarsi, ricorso all’illegalità, sete di giustizia e riscatto. Nemmeno le anime dei morti sono estranee a tutto ciò, anzi.

Anche questa volta, Wanda Marasco mi ha stregata con la sua scrittura.

 

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