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Nel Guscio, Ian McEwan

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Nel guscio, Ian McEwan: sordida vicenda familiare vissuta e raccontata nel ventre materno.

Nel guscio è stato il mio primo libro di Ian McEwan. Perché ho approcciato l’autore proprio da questo libro? Lo ammetto: la copertina del volume Einaudi mi ha condizionata molto. D’altra parte, che una storia venga narrata da un bambino non ancora nato è senza dubbio una cosa curiosa. Sì, è un’idea originale quella di Ian McEwan e, per quel che mi riguarda, un’idea che gli è riuscita alla grande.

Nel guscio: la trama

Penso che Nel guscio possa essere considerato una sorta di esperimento narrativo. Se poi qualcun altro abbia fatto “parlare” un feto, è qualcosa che non so – se conosci un libro del genere, segnalamelo. Ad ogni modo, la voce narrante dell’esserino prossimo a nascere racconta una vicenda abominevole. La futura madre del bambino è decisa a lasciare il futuro padre, nonché marito. L’esserino sa anche che la donna ha già una relazione con un altro uomo, che ha poco a che fare, in quanto intelligenza e sensibilità, con il proprio padre. Tanto quest’ultimo è garbato e romantico, tanto l’altro è veniale e saccente: il più profondo moto di repulsione viene avvertito dalla creatura, che deve sopportare inerme gli assalti sessuali di Claude alla madre.

Claude è l’amante della bella donna che gli tocca come madre. Claude è anche suo zio, il fratello del papà; Claude e sua madre Trudy stanno progettando l’omicidio del padre. Ogni cosa viene ascoltata dal bambino, ancora racchiuso nella sua accogliente sacca. Immagina un futuro incerto e triste per se stesso, riflette sulla condizione generale dell’esistenza. Inizia a chiedersi se davvero valga la pena venire al mondo, se esista un modo di vendicare l’omicidio paterno, se davvero non sia il caso di arrotolarsi il cordone ombelicale al collo e farla finita prima ancora di aver cominciato a vivere fuori

Il narratore sui generis di Nel guscio

Nel guscio poteva essere un libro irritante e pretenzioso. Per fortuna, non lo è affatto. Lo stile di Ian McEwan che ha reso onore all’idea di avere come voce narrante un feto colto, giudizioso, estremamente intelligente. Il bambino è perfettamente in grado immaginare un mondo che ancora non ha mai visto, perché lo conosce approssimativamente attraverso la madre, i video e i podcast da lei visti e ascoltati, nel corso della gravidanza.
Quando è ancora nel grembo materno, egli – si scopre che è un lui – fa esperienza di quanto sia lercio l’animo umano, della vastità e complessità dei sentimenti umani.

Io lo devo sapere. Gli Stati Uniti andranno incontro a un lento declino? Poco probabile. Saprà la Cina sviluppare una coscienza? Saprà farlo la Russia? E la finanza globale, le grandi corporation? E poi entrino in scena le intramontabili meraviglia del genere umano: il sesso e l’arte, il vino e la scienza, le cattedrali, il paesaggio, la ricerca di un senso più elevato. E infine, l’oceano dei desideri personali, com i miei: piedi nudi su una spiaggia davanti al fuoco, pesce alla griglia, succo di limone, musica, la compagnia di amici, qualcuno che mi ama, e che non sia Trudy. Il libro che mi spetta per diritto di nascita.

Quando capisce che né madre né padre sono molto interessati a lui, infatti, conosce l’odio e il disprezzo, il disgusto, ma anche il senso del perdono, la ragionevolezza. Nonostante senta di essere destinato a un futuro drammatico, sente spuntare dentro di sé il germe della gioia di vivere. Nell’utero di Trudy c’è una creatura che conosce la storia degli uomini, sa come gira il mondo, filosofeggia ed è in grado di domandarsi qual sia il senso della vita. Di fatto, Ian McEwan ha creato una sorta di narratore onnisciente sui generis: può guardare le cose dal di fuori, eppure è inevitabilmente coinvolto nei fatti – quasi si sente complice del misfatto.

Ian McEwan è uno scrittore raffinato, equilibrato. Il suo narratore rischiava di risultare borioso e pieno di presunzione, tanto da indispettire il lettore e creare una distanza incolmabile. È proprio l’eleganza e la fluidità con cui fa parlare il piccolo ad accrescere la curiosità verso una vicenda tanto abietta. Con le sue brevi e lucide divagazioni, Nel guscio è stato per me un romanzo ironico, avvincente e tragico

 

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