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Pan, Francesco Dimitri

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Isola che non c’è: sono sicura che ne hai sentito parlare. Tutti i bambini desiderano non crescere mai; gli adulti, a volte, desiderano di non essere mai cresciuti. E l’Isola che non c’è esiste solo per i bambini: esseri ingenui, spontanei, che hanno ancora la forza e il desiderio di sognare.

Pan: non solo una rivisitazione del Peter Pan di Barrie

Pan, romanzo di Francesco Dimitri, è molto di più di una rivisitazione del Peter Pan di J. M. Barrie. Direi che ne trae liberamente spunto per farne venire fuori una bellissima metafora della lotta tra ragione e istinto. Forse la parola “istinto” è anche inappropriata e dovrei sostituirla con “impulso”. Ma posso lasciar correre le sottigliezze lessicali, perché quello che conta è essere consapevoli che

la lotta tra ragione e impulso è universale ed eterna, totalizzante; si alimenta di se stessa e si ripropone, in ogni epoca, in forme nuove pur restando sempre la stessa, nella sua essenza.

Qualcuno parlerebbe di contrapposizione tra spirito dionisiaco e spirito apollineo, ma non mi va di scomodare Friedrich Nietzsche: rischierei di perdere di mira l’obbiettivo – la recensione di un romanzo – , iniziando sicuramente a banalizzare, cosa che non mi va proprio a genio. Torniamo dunque al Pan di Francesco Dimitri, perché immagino che tu voglia sapere di cosa parla.

Giovanni, Angela e Michele si trovano coinvolti in una faccenda misteriosa e molto pericolosa. Sono tre ragazzi di una benestante famiglia della Roma dei nostri tempi, figli di Stefano Cavaterra, malato di Alzheimer ormai da tempo. Giada, la migliore amica di Angela alias  “La Meravigliosa Wendi”, trova nell’immondizia un feto:  non è un essere umano, ma una creatura straordinaria e terrificante. Giada e Angela, senza sapere come, si ritrovano al cospetto del di un mito: il dio Pan.

Man mano che il feto cresce, assume l’aspetto con il quale la mitologia l’ha rappresentato per millenni: il fauno. Costantemente, cresce d’intensità la forza con la quale Pan attrae a sé le persone, che in sua presenza non possono fare a meno di perdere qualsiasi forma di controllo.

Nel frattempo, Giovanni scopre che il padre, tanto tempo addietro, aveva condotto studi approfonditi su una certa Isola, sognata dai bambini e dalle persone “matte”. Scopre anche il motivo che portò suo padre a rompere i rapporti con lo “zio” Dal Mare, uomo ricco e un po’ viscido, che aveva aiutato Stefano finanziando le sue ricerche, per scopi non proprio chiari.

E poi, cosa succede? Si scatena il PANico, ovviamente!

Turbamento e Meraviglia: il dio Pan è tornato

È tornato il dio Pan: signore del Panico, del Terrore, del Turbamento e della Meraviglia. È tornato il dio della vita autentica: naturale, istintiva e passionale. In Francesco Dimitri, Peter Pan è un dio che vuole ritrovare il suo spazio nel mondo contemporaneo,  lasciando che gli uomini vivano emozioni e passioni portate fino al limite estremo.

La realtà descritta in Pan si definisce su tre livelli: Carne, Incanto e Sogno. Pan nella Carne è il fauno virile, bestiale e sensuale. L’Incanto è vera e propria meraviglia: qui Pan è Peter. In questa dimensione ogni desiderio diventa realtà, ogni istinto si libera e tutte le sensazioni, intenzioni ed emozioni sono amplificate, eccessive.

L’Incanto fa diventare reali e concrete le immaginazioni. La forza dell’Incanto è spaventosa, perché offre la chiave d’accesso alla dimensione della Carne a tutte le forme di passione, desiderio e perversione. Se Pan scatena le pulsioni umane, quando l’Incanto penetra nella Carne, ogni regola viene infranta e ogni ordine viene meno.

Augusto Dal Mare è il Capitan Uncino di Peter Pan, nonché Greyface. E Greyface è l’incolore divinità dell’Ordine e della Misura. Si tratta di una forma estremamente razionale di controllo, che ha come unico scopo quello di preservare uno schema, estirpando dall’essere umano qualsiasi tendenza a rifiutare regole e sistemi di valore appartenenti allo schema stesso.

Greyface si manifesta nelle religioni, nell’Illuminismo e nel Positivismo, nei poteri autoritari, nella sfiducia verso sogni e ambizioni: in altre parole, è in tutte quelle forme di controllo razionale di emozioni e desideri. Se nell’epoca contemporanea le persone smettono di provare meraviglia e desiderare, allora Greyface ha vinto. 

Esiste solo un modo per sconfiggere Greyface e tornare all’esistenza autentica, fatta di spreco di carne, seme e sangue: nutrire idee e mito nel Sogno. Pan è pronto a preparare il ritorno delle antiche divinità, fatte realmente a immagine e somiglianza degli uomini.

Pan e Greyface al di là del bene e del male

Il romanzo di Francesco Dimitri m’è piaciuto tantissimo. Certo, la trama non è eccelsa e bisogna dirlo. D’altra parte, la lotta tra forze in opposizione è un tema a me caro. Apprezzo sempre quei libri che, anche se in una forma non perfetta, riescono a stimolare in me la riflessione.

Ho apprezzato la crudezza della narrazione e il fatto che si evince che le entità in gioco – Pan e Greyface – non possono essere considerate assolutamente positive o negative. Greyface è la morte della passione, ma Pan è piuttosto problematico: violenza, stupro e assassinio sono di fatto conseguenza della perdita di controllo di cui Pan è responsabile.

Pan non è un demone tentatore, che sia chiaro. Il dio non ha bisogno di metterci l’intenzione. Per definizione, il dio Pan fa sentire la sua presenza sotto forma di sensazioni intense e totalizzanti, che mutano da persona a persona. Per chiarire il punto, ti allego la definizione della parola panico dell’Enciclopedia Treccani:

pànico agg. e s. m. [dal lat. panĭcus, gr. πανικός (e come sost. πανικόν), der. del nome del dio Πάν, Pan] (pl. m. –ci). – 1. agg. a. Di Pan, relativo a Pan, che nella mitologia greca era il dio delle montagne e della vita agreste, patrono del riposo meridiano; in partic., era detto timor p., terrore p. quel timore misterioso e indefinibile che gli antichi ritenevano cagionato dalla presenza del dio Pan; letter., ora p., quella assolata e sensuale del meriggio estivo. b. Che riguarda la natura concepita paganamente o panteisticamente come forza vitale e creatrice, causa di sgomento e insieme oggetto di ammirazione: le forze p. dell’universo; un senso p. della natura; il carattere p. della poesia dannunziana. 2. s. m. Senso di forte ansia e paura che un individuo può provare di fronte a un pericolo inaspettato, e che determina uno stato di confusione ideomotoria, caratterizzata per lo più da comportamenti irrazionali: farsi prendere, lasciarsi vincere dal panico

Come vedi, ho evidenziato delle parole specifiche. Le prime sono “timore misterioso e indefinibile”: il panico appartiene al dio Pan, nella misura in cui è definibile come sensazione di “ansia e paura” provata nel momento in cui siamo colti di sorpresa da qualcosa di indefinito e/o inaspettato. Di conseguenza, quel che accade in presenza di Pan non può essere razionale, perché per natura è l’Irrazionalità a manifestarsi assieme a Inaspettato e Indefinito. Verso cosa muovano i nostri impulsi razionali non è dato saperlo, almeno a priori. Pan (in greco, “tutto”) è una forza che smuove ogni cosa che appartiene alla componente meno razionale e conscia della mente e dell’animo umani. Al cospetto del dio Pan, chiunque può essere stupratore o assassino. 

Nel romanzo, Francesco Dimitri presenta Pan per quel che è: terrificante ed estremo. D’altro canto, ci mostra anche com’è Greyface per davvero: misurato, quasi neutro. Possiamo fare a meno di Greyface? Direi di no. Possiamo fare a meno di Pan? ASSOLUTAMENTE NO. 

La lotta è destinata a continuare per sempre. A presto,

Bruna Athena

 

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