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Lettera alla scrittrice Marguerite Yourcenar

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Cara Marguerite,

il ricordo di te mi riporta i tempi della scuola. Per l’esattezza, mi riporta al quarto anno di liceo. Quell’anno avevamo una professoressa di filosofia e un’altra di storia: due donne molto diverse. Fu la professoressa di filosofia ad indirizzarmi a te.

Era un tipo molto algido e nell’aspetto poco femminile ed austero. Unico vezzo, un velo di rossetto rosso a far da contrasto ai colori neutri che era solita indossare, con i corti capelli grigi. Era l’anno in cui si studiava il Seicento: Cartesio, Spinoza, Galileo. Anche l’anno del Settecento e quindi dei primi accenni su Kant. Parlammo spesso dell’alchimia e di Raimondo de Sangro. Con l’altra mia professoressa ero solita partecipare a piccoli incontri di appassionati di esoterismo. Insomma, era l’anno dei misteri, delle pozioni, della pietra filosofale potrei dire. Tutto questo per arrivare a dire che su consiglio della docente di filosofia – è stato quello anche l’anno in cui ho deciso che o avrei studiato fisica o filosofia – lessi L’opera al nero.

Non mi colpì particolarmente: non ne ricordo niente. Mi rimase così poco impresso che tempo dopo vendetti il libro, che all’ora era pubblicato da Feltrinelli con una copertina nera e verde: esteticamente mi piaceva moltissimo, ma non abbastanza per conservarlo.

Ero molto delusa, perché sentivo parlare tanto bene di te! Ero convinta che c’era modo di rimediare, perché in fondo leggendo – questo almeno me lo ricordo – non m’era parso di avere a che fare con una mazza calzetta. Figuriamoci poi se Valeria – la prof – andava consigliandomi un’autrice mediocre! D’altra parte, ero comunque insoddisfatta della prima tua lettura.

Tempo dopo scoprii Memorie di Adriano: me ne appuntai il nome. Quando ho iniziato a bazzicare sul web ne ho letto e sentito parlare molto spesso bene, altre volte male e solo da parte di chi non ama quei libri molto riflessi. A me non interessa che in un libro accada qualcosa: le riflessioni mi vanno più che bene, sono filosofa! Il tutto deve essere in grado di emozionarmi.

Ai tempi in cui scrivevo la tesi di laurea – sto perdendo colpi e non ricordo se era per la triennale o per la magistrale – prendevo spesso libri in prestito alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Ne ho approfittato e preso prestito Memorie di Adriano. Non era il momento adatto: tra tesi da scrivere ed ultimi esami da fare, mi ridussi all’ultima settimana prima della fine del prestito. Volevo tentare di finirlo per tempo. Ne ho letto credo meno di dieci pagine, chiudendo il libro ed esclamando: “Questo libro va letto con calma e tranquillità, lentamente. Lo compro!”.

L’ho comprato molto tempo dopo ed ora ce l’ho con me, sulla mensola della mia stanza. Ancora non l’ho letto, perché sono ancora convinta che vada letto in un momento di quiete. Il momento di quiete non verrà, è inutile sperare! Presto avrai su di me la tua rivincita, Marguerite. A presto,

Bruna

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