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Gruppi di Facebook e Community di Google+: meglio pochi ma buoni

Sono qui di nuovo a parlare di gruppi di Facebook e di communities di Google+, i luoghi digitali prediletti da marketers e bloggers. Sì, saranno anche prediletti ma, come ho avuto modo di affermare nella breve guida, bisogna saper gestirli o, per meglio dire, bisogna saperli abitare. Procediamo, quindi, con ordine e vediamo in che modo è possibile dimostrare l’utilità dei gruppi.

blogging

Non mi sto riferendo, in questo caso, a quanto possa essere utile un gruppo per il business – la questione è sottilmente diversa e non voglio affrontarla adesso. Piuttosto, prendo spunto dalla mia personale esperienza: il “core” del mio blog è costituito da recensioni di libri e racconti di viaggio. In linea generale, stabilito qual è il cuore della nostra attività di blogging, bisogna necessariamente porsi una domanda: di cosa ha bisogno, prima di tutto, un blogger (che scrive di libri e di viaggi)?

Visualizzazioni? Le visualizzazioni sono fuori di discussione, cioè sono una necessità piuttosto ovvia, soprattutto se si scrive non esclusivamente per passione, ma per ritagliarsi una fetta di visibilità, se lo scopo è quello di riuscire a captare potenziali clienti. Le escludo, dunque, da questo discorso, lasciando che resti ciò che è dato spesso per scontato, ma che banale non è.

gruppi facebook

Quel che conta per un blogger è lo scambio di informazioni, fare propria ulteriore conoscenza. Pensiamoci bene: cosa fa un copywriter/web writer che deve scrivere per il proprio cliente? S’informa, approfondisce la conoscenza su qualcosa che non è detto conosca a priori. Un blogger che scrive di letteratura conosce la letteratura, ma può fermarsi a quello che sa? No. Io stessa, per fornire spunti più interessanti, non posso non conoscere altri libri e altri luoghi, oltre a quelli che conosco già. Quando si parla di interazione non si parla di un principio, di un ideale, di qualcosa di teorico o astratto. Non c’è niente di più fecondo del commento di un lettore che scrive “Hai mai letto questo e quello?”, o di quello di un viaggiatore che ti dice “Sei mai stato lì? Va a vedere questo!”. Inevitabilmente, quando accade che qualcuno si senta spronato dalla lettura a condividere con te il suo bagaglio di conoscenze e di esperienze, dobbiamo anche ammettere che non possiamo fare a meno del nuovo. La scrittura è a suo modo un viaggio: non si arriva mai, ogni approdo è un nuovo punto di partenza e la sete di conoscenza non dovrebbe saziarsi mai. 

commenti nei gruppi

Ecco perché, come in tanti abbiamo scritto – e a proposito di ciò ti segnalo il post di Alessandro Mazzùla partecipazione a gruppi e communities deve essere resa feconda. Non basta pubblicare articoli in ogni comunità presente: a cantarsela e suonarsela da soli non si ottiene vantaggio alcuno, né in termini di visualizzazioni né in termini di conoscenza. Se sei un blogger non puoi essere autoreferenziale mai: né sul tuo blog, per cui devi rispondere ai commenti, né nei gruppi. Questi ultimi, piuttosto, vanno monitorati, così come la propria presenza va coltivata: bisogna essere partecipativi e verificare in che maniera la comunità risponde. Fatto questo “studio”, si selezionano i gruppi in cui gli scambi sono più attivi, in modo tale da scremarne il numero e dedicarsi, infine, a quei pochi che davvero offrono qualcosa e sono disposti ad accogliere ciò che offriamo.

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0 commenti su “Gruppi di Facebook e Community di Google+: meglio pochi ma buoni”

  1. Questo post mi è piaciuto e adesso lo vado subito a condividere su #adotta1blogger.
    Il passaggio che mi è piaciuto di più, e che condivido, è quando scrivi:

    “Quel che conta per un blogger è lo scambio di informazioni, fare propria ulteriore conoscenza”

    Lo scambio d’informazione è utile nella vita di tutti giorni (quante volte prima di comprare una cosa hai chiesto a chi già l’aveva) ed è quasi fondamentale per un blogger.

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